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La verità è che non sappiamo niente

  • Immagine del redattore: Elena Serbin
    Elena Serbin
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

E se smettessimo di giudicare, gli adolescenti potrebbero respirare.


Vieni, che ti do una lezione di vita. Scherzo.

Ti racconto solo una cosina successa ieri e da cui ho imparato molto.

Niente teorie.

Gruppo di adolescenti, giovani ragazze dopo l’allenamento di pallavolo, cerchio, tutte compresa me per terra nello spogliatoio.

Tema: Giudizio.

A un certo punto mi restano addosso alcune frasi:

“Quando penso alla parola giudizio, subito dopo mi viene essere me stessa… e subito dopo esserlo meno, cambiare..”

“Mi sento invisibile”.


“Potresti metterti addosso qualcosa di meno largo”.

“Vorrei rispondere: sono fatti miei, tu non sai nulla!”


“Ma dai, ma che te frega!”

“Ma ascolta ma tu l’hai mandato a quel paese?”

“Senti nemmeno a me cercano, tranquilla!”

Parole di diversi colori che girano nel cerchio, come palline che rimbalzano.

E quello che vedo, ogni volta, è questo: vita. Tutta insieme.

Il bambino, l’adulto, la rabbia, la voglia di ridere, di interrompere, di mandare tutti a quel paese e, subito dopo, di essere rassicurati. Gli adolescenti vogliono vivere tutto.

Ed è giusto così. Una prova costume della vita adulta.

La vita, in fondo, è semplice e complessa allo stesso tempo. Semplice perché chiede solo di essere vissuta. Complessa perché intrecciata, colorata di relazioni, di vissuti, di esperienze, di emozioni, che cambiano che evolvono, che sono incoerenti e perché ognuno la attraversa a modo suo.

Ed è qui che per me entra la genuinità. Non nel fare finta che vada tutto bene.

Ma nell’accettare che siamo diversi, che sentiamo in modo diverso, che viviamo la stessa vita in modi diversi.

Una vita più genuina non è una vita senza sofferenza. È una vita in cui smettiamo di giudicare come “giusto” o “sbagliato” il modo in cui qualcuno sente.

È una vita in cui smettiamo di dire “io lo so già”.

Un cavolo. Tu non sai proprio nulla dell’altro, sai fino a dove hai vissuto e sai di te, sai fino a dove ne hai fatta esperienza e della tua, sai oggi, domani non lo sai.

Se pensi di sapere tutto, hai già perso. Perso l’incontro. Perso l’ascolto.

Ascoltare gli adolescenti, per me, è questo. Stare davanti a qualcuno che ha dentro tutta la vita insieme e prova a saperne qualcosa.

E quando, mentre provano a viverla tutta, si sentono sminuiti o giudicati, piangono.

Non perché sono fragili.

Ma perché sentono che la vita è dentro di loro e che questa viene loro chiesta di vivere meno.

Amiamoli così come sono. Accettando che questa vita semplice e complessa possiamo viverla solo così: accettandoci.

A partire da noi.


Con cuore


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