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Quando non ti riconosci. E gli altri si.

  • Immagine del redattore: Elena Serbin
    Elena Serbin
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Succede una cosa interessante quando qualcuno vede in te qualcosa che tu non vedi ancora.

Non è solo imbarazzo. È proprio fastidio.

Una mamma, durante un percorso, mi ha detto:

“Mi dà fastidio non capire qualcosa di me. Ma ancora di più quando lo vedi tu… e io no.”

E lì c’è un punto importante.

Non è solo: “non me ne sono accorta.” È qualcosa di più profondo:

“Com’è possibile che io non mi conosca così bene?”

E questa domanda punge.

Perché tutti, in fondo, vogliamo sentirci padroni di noi stessi.

La verità è più semplice di quello che pensiamo.

E anche più liberante.

Non è che non ti conosci abbastanza. È che stai cambiando continuamente.

Il tuo cervello cambia. Le esperienze ti cambiano. Le relazioni ti cambiano.

E c’è di più.

Grazie ai neuroni specchio, ci vediamo anche attraverso gli altri.

Per questo a volte succede quella cosa fastidiosa: l’altro vede prima.

Non perché tu “non sia capace”. Ma perché sei in movimento.

Come spiega Daniel J. Siegel, non siamo qualcosa di fisso: siamo un processo.

E allora è inevitabile:

ci saranno sempre parti di te che stanno emergendo e che ancora non vedi.

E se il punto non fosse capirti completamente…

ma imparare a restare lì?

Senza attaccarti. Senza dover sistemare subito. Senza dover avere immediatamente una risposta.

Perché è proprio lì che succede qualcosa:

inizi a scoprirti davvero smetti di irrigidirti ti dai spazio

Sì, dà fastidio.

Ma non è un difetto.

È il segnale che sei viva, che stai cambiando, che non sei ferma.

Forse la vera sicurezza non è sapere tutto di te.

Forse è questa: sentirti stabile… anche mentre non ti è tutto chiaro.

E se non fosse necessario capirti fino in fondo…

per poterti fidare di te?

Io questa cosa a volte la vedo.

E allora ti lascio questo:

prova a restare, anche solo per un attimo, in quello che non capisci di te.

Senza scappare subito a sistemarlo.

Magari non è un vuoto.

Magari è uno spazio nuovo che si sta aprendo.


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