Brava mamma per chi?
- Elena Serbin
- 2 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Winnicott parlava di "madre sufficientemente buona". Non brava. Non perfetta.
Sufficientemente buona.
E c'è chi ha perfino provato a misurarla, questa cosa. Ed Tronick, studiando madri e
bambini, ha scoperto che le madri sono davvero in sintonia con i loro figli solo un
terzo del tempo. Un terzo del tempo sbagliano. E in un altro terzo... riparano.
Tornano. Riconoscono. E i bambini che crescono meglio non sono quelli delle madri
sempre sintonizzate — che non esistono — ma quelli che hanno imparato che dopo
la rottura c'è la riparazione. Che si può sbagliare e tornare.
Un terzo. Non il cento per cento. Un terzo.
La parola "brava"
Non voglio annoiarti col discorso che nessuno è perfetto, che in natura nulla è
perfetto. Lo sai già. Lo sappiamo tutte.
Il problema è un altro. È che "brava", per ognuna di noi, è una parola che ritorna nel
passato. Perché siamo tutte, sostanzialmente, bambine ferite.
Se per me "brava" significa ordinata, andrò in sofferenza ogni volta che i miei figli
lasceranno disordine. Se per me "brava" significa educata — non dire le parolacce —
andrò in sofferenza ogni volta che li sentirò dirle. E quando vorranno provare a dirle,
perché lo faranno, io mi arrabbierò. Magari esploderò. E dopo l'esplosione arriverà il
pentimento, la colpa, la vergogna davanti alle altre madri. E mi sentirò tutto tranne
che una brava mamma.
Questa è esattamente la vita. La relazione educativa è questa roba qua. Io sono
diversa dalla mia amica perché ho trigger diversi, agganci diversi, cose diverse su
cui lavorare. E lavorarci cosa significa? Significa vederli. Significa che fino alla fine
dei miei giorni ci sarà qualcosa che mi triggera, che mi aggancia. Non è un difetto da
correggere. È il materiale con cui sono fatta.
Non c'è nulla a cui arrivare
Forse la cosa che ho scoperto davvero buona per me è questa: non c'è nulla a cui
arrivare.
Perché — brava mamma per chi? Comunque vada, ci sarà un giorno in cui tuo figlio
avrà qualcosa da dirti. Qualcosa da rimproverarti. Succederà. È legittimo che
Elena Serbin — Counselling Verona 2
succeda.
I figli imparano da noi perché noi siamo messaggeri di valori. Li passiamo per forza,
che lo vogliamo o no. E sono valori in continua modifica: cambiano con le stagioni
della vita, cambiano quando incontri una persona che ti sposta qualcosa dentro,
cambiano — Cristo — a volte dalla mattina alla sera.
Allora più che "brava", forse conta essere convinta. Che dentro di te ci sia
l'autorevolezza di quella chiarezza: bene, oggi io sono questa roba qua, e ne sono
convinta. Non serve la voce grossa — sei convinta, e si sente. Oggi. Non per sempre.
E questo non toglie autorevolezza: la rende onesta.
Custodendo intanto la loro energia, la loro vitalità — quella che magari a te non è
stata custodita.
Perché siamo arrivate qua tutte ferite. E per me questo è meraviglioso, perché è
un'opportunità. Di crescita. Di evoluzione.
L'albero coi rami storti
Allora basta con "brava mamma". Forse una mamma che vuole impegnarsi ad
amarsi per tutto. Anche per il fatto che si mette in discussione, che mette in
discussione le proprie convinzioni — e che accetta il momento in cui non riesce a
mettersi in discussione, perché è ancora attaccata lì.
Per me, per esempio, è sempre stato l'accogliere gli ospiti a qualsiasi ora. Il rispetto
del padre di famiglia. All'inizio pensavo perfino che l'educazione passasse dagli
schiaffi — oggi non amo la violenza. Brava mamma... boh. Da dove arriva, sta roba?
E forse proprio questo — il fatto che mi metto in discussione, che mi guardo — è la
cosa che oggi, per me, assomiglia di più a un concetto di brava mamma.
Tutta questa roba c'è. Ma se non accettiamo che c'è, non riusciamo nemmeno a
metterla in discussione nelle parti in cui ci piacciamo meno. Finché non la nomini,
non la muovi.
Quindi quando qualcuno ti dice "brava mamma" — ok, grazie, ti voglio bene per
questo. Ma raccontami perché. Cosa significa, per te, essere una brava mamma?
Partiamo da lì.
Potremmo dire: siamo tutte brave mamme. Oppure potremmo dire: nessuna di noi è
una brava mamma. Perché ai nostri figli non serve che siamo brave. Serve che
riusciamo ad amarli. Sempre e comunque.
Anche se poi — sempre e comunque non è mica così semplice. Ma questa è un'altra
storia, e la scriverò.
Questo, in fondo, è quello che faccio nel mio percorso SOS Mamme: un ritorno a
vedere che sei un albero coi rami storti. E che sei quell'albero non nonostante quei
rami — ma grazie a quei rami. Raccontano di te. Dicono che c'è stata una stagione
bella, e poi una stagione più brutta.
E che ce l'hai fatta, cazzo.




