Perché essere genitori oggi sembra così difficile (e non è colpa tua)
- Elena Serbin
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
C'è una frase che sento spesso, in studio, detta quasi sottovoce, come se fosse una confessione:
"Sto facendo tutto quello che posso. Ma non funziona."

E da lì, quasi sempre, parte qualcos'altro. Il dubbio su di sé. Sulle proprie capacità. Sul modo in cui si reagisce, ogni giorno, a un figlio che chiede, chiede, chiede.
Non è che i bambini sono diventati più difficili
È che intorno ai genitori, oggi, ci sono troppe voci.
Un giorno leggi che devi essere più fermo. Il giorno dopo, che devi essere più empatico. Poi che servono più regole. Poi che serve più libertà. E spesso — questa è la parte più difficile — tutti questi consigli arrivano nello stesso momento, dalle stesse fonti, con la stessa sicurezza.
Il risultato è un genitore che prova a capire, e più prova a capire, più si confonde. Fino a quando succede una cosa sottile, quasi impercettibile: non si fida più di sé.
E lì iniziano i pensieri più duri. Sto sbagliando tutto? Perché con mio figlio non funziona niente di quello che ho letto? Gli altri sembrano più capaci di me.
Il problema non è che non sai abbastanza
Questa confusione non è un fallimento personale. È una condizione — il risultato di un'epoca che ci ha dato moltissime informazioni sull'educazione, ma poca direzione concreta su come starci dentro, nella pratica, con nostro figlio davanti.
Non è che ti manca qualcosa di base. È che sei esposto a troppe risposte, spesso in contraddizione tra loro. E quando le risposte sono troppe, succede una cosa precisa: smetti di sentire la tua.
Il punto, allora, non è scegliere quale consiglio seguire. Diventa un altro: chi devo ascoltare? Mentre il quotidiano va avanti lo stesso — un figlio che non ascolta, una reazione che scatta più veloce di quanto vorresti, una stanchezza che si accumula giorno dopo giorno.
Cosa faccio, quando una mamma arriva da me con questo peso
Non aggiungo un'altra voce a quelle che ha già in testa. Faccio l'esatto contrario: provo a fare silenzio. A rallentare il rumore, insieme a lei, finché non riesce a sentire di nuovo l'unica voce che conta davvero — la sua.
Uso il metodo Gordon e un approccio rogersiano, che in pratica significa questo: non le dico cosa fare con suo figlio. La aiuto a tornare a una domanda molto più semplice di tutte quelle a cui stava cercando risposta online: cosa sta succedendo qui, adesso, tra me e mio figlio?
Perché spesso, a quel punto, non serve più informazione. Serve chiarezza. Serve un punto interno da cui ripartire — che è diverso, molto diverso, dall'ennesimo metodo da applicare.
In sintesi
Essere genitori oggi è confuso non perché stai sbagliando. È che sei immerso in troppe direzioni diverse, e alla lunga quella confusione ti fa dubitare di te.
Il percorso di Counselling nasce proprio da qui: non per correggerti, ma per aiutarti a tornare a vederti — e a vedere tuo figlio — con più chiarezza.
Se ti ritrovi in questo, puoi prenotare un incontro conoscitivo gratuito online: è il primo passo per capire insieme da dove ripartire.



